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Protocollo di Riforma del Lavoro nel Terzo Settore: PresentazioneSono trascorsi oltre due anni da quando ho iniziato a lavorare ad una riforma del rapporto di lavoro nel terzo settore, che fino a questo momento avrebbe meritato più attenzione da parte di tutte le parti istituzionali e soprattutto dal Forum Permanente del terzo settore oltre che dalla commissione lavoro istituita alla Camera e presieduta, fino alla scorsa legislatura, dall’On. Giannotti. Il mio lavoro, nato prima che ci fosse l’accordo di rinnovo per il contratto delle cooperative sociali, racchiude anche le indicazioni proposte da aziende non proft che nel 1998 partecipando al convegno organizzato dal Cergas della Bocconi sul rapporto di lavoro, hanno risposto ad un questionario distribuito in quella giornata. Nel formulare questo lavoro ho tenuto conto sia delle necessità che una azienda non profit può avere sia delle novità che la normativa lavoristica ha avuto negli ultimi anni (lavoro interinale, Job sharing, etc.). Ho anche tenuto conto delle necessità emerse durante convegni e lezioni, tenutisi in diverse università italiane, a cui ho partecipato come relatore e come docente; queste esperienze mi hanno portato a prendere coscienza del fatto che qualcuno doveva pur prendere l’iniziativa, visto che la base nulla ha fatto, pur avendo pieno diritto di ribellarsi. Prova ne sia di quello che affermo che nessuno ha richiesto alle istituzioni di eliminare o variare il comma 2 dell’art.53 della L.144/1999 per non parlare poi del disegno di legge 5240 sul socio di cooperativa approvato, con la L.142/2001, sul filo di lana prima dello scioglimento delle camere in data 7 marzo 2001. Da tempo sostengo che la formazione sul rapporto di lavoro nel terzo
settore, oltre che la istituzione di una specializzazione in responsabile
del personale per aziende del terzo settore, sono ormai indispensabili.
Accettando la pubblicazione prima sul sito www.vnp.it e successivamente sul sito www.vita.it nella sezione lavoro non ho intenzione di mettere in mostra la mia opera, ma tentare di scuotere le coscienze delle tantissime persone che lavorano nel terzo settore, aprendone un dibattito con la speranza di avere delle adesioni in numero sufficiente da poter eventualmente scuotere le coscienze degli organi istituzionali. Numerose sono stati fino ad ora le attestazioni di stima giuntemi da persone qualificate del non profit, per cui si spera che con l’attuale si riesca ad ottenere maggiore attenzione verso il terzo settore. GIULIO D’IMPERIO
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